Crollo Bitcoin. Cosa è successo alla famosa criptovaluta

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Nel mondo della finanza cosiddetta alternativa i Bitcoin in data 16 gennaio hanno subito un fortissimo crollo che desta non poche preoccupazioni ai sostenitori ed investitori della famosa criptovaluta.

Se tendenzialmente il picco tocca tutte le principali criptovalute è ovviamente la madre delle monete digitali a risentirne di più. Oggi Bitcoin scende sotto la soglia dei 12mila dollari per la prima volta dal 22 dicembre 2017, perdendo circa il 13% del valore rispetto alla chiusura di ieri e il 40% rispetto ai massimi di quasi 20mila dollari raggiunti a metà dello stesso mese.

La criptovaluta più famosa è arretrata fino a toccare l’importante considerevole minimo di 11.182 dollari. Il valore attuale intorno alle 12 ora italiana è di circa 11.972,30 dollari. L’andamento negativo investe un po’ tutte le criptovalute come Ethereum (-20%) che arriva persino ad un valore di soli mille dollari e Ripple (-26%) che ritorna al valore di circa 1,43$. Sul crollo della moneta digitale pesano i provvedimento che alcuni paesi non hanno tardato ad imporre con tagli agli scambi annunciai in Corea del Sud e in territorio cinese, i due mercati di maggiore attività per le criptovalute.

Il panico e la tensione è davvero palpabile con utenti che gridano alla bolla e che inneggiano alla vendita prima della fine. Insomma, l’atmosfera nel mondo delle criptovalute non è delle più floride e molti si chiedono se questo sia solo l’ennesimo scivolone prima di spiccare nuovamente il volo oppure l’inizio della fine.

I mercati finanziari e molti paesi da sempre sostenitori della famosa criptovaluta stanno correndo ai ripari con notizie poco rassicuranti dall’oriente con Pechino in prima linea nel prendere provvedimenti. Il vice Governatore della banca centrale, Pan Gongsheng si fa portavoce di una contromisura forte e prorompente per le criptovalute secondo la quale le autorità dovrebbero persino vietare il trading centralizzato (ovvero lo scambio su piattaforme exchange come la famosa piattaforma Coinbase) delle criptovalute, di cui il Bitcoin è la più importante.

Le autorità cinesi hanno posto il veto sul trading mettendo nel mirino siti web e app che offrono servizi simili a piattaforme di scambio e hanno limitato l’attività delle miniere di criptovalute. Lo scopo di queste misure di sicurezza è quello di impedire agli investitori cinesi l’accesso alle piattaforme centralizzate domestiche e offshore mettendo l’economia del paese al riparo dai rischi speculativi, anche se lo scambio e le operazioni in Bitcoin proseguono attraverso i numerosi canali alternativi.

La Corea del Sud segue di pari passo questa nuova filosofia economica che, già nei giorni scorsi, si faceva promotrice di una vera e propria legge per vietare il trading di criptovalute e mettere al sicuro l’economia. Se questi erano i presupposti prima del crollo, sicuramente dopo le ultime notizie molti altri paesi inizieranno a pensare alle contromisure da adottare per mettere in salvo il mercato finanziario e i propri investori che, ricordiamo, negli ultimi anni sono cresciuti in modo esponenziale, portando ad un vero e proprio cambiamento in tutto ciò che era il fare finanza, il concepire l’economia e il fare affari.

Ovviamente queste prese di posizione da parte di due giganti finanziari come Cina e Corea preoccupano non poco e sembrano voler mettere a repentaglio l’intera macchina che si cela dietro le monete digitali. Ma siamo proprio sicuri che sia realmente la fine della criptovaluta e che la famosa bolla di cui tutti parlavano sia effettivamente scoppiata senza possibilità di tornare indietro? Non sappiamo come andrà a finire ma sicuramente questi crolli sono eventi da studiare e considerare per comprendere al meglio anche il funzionamento e il futuro della moneta digitale e del suo nuovo modo di fare economia.

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