Investire in Criptovalute è sicuro e legale? Piattaforme, rischi, Guida

investire in criptovalute

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Se la tua intenzione è di investire in criptovalute, allora questa guida può essere utile. Le criptovalute sono ormai un vero e proprio fenomeno di cui è impossibile non tenere conto.

ATTENZIONE: Le informazioni presenti sono solo a scopo informativo e non rappresentano un consiglio di investimento. 

Se ne stanno accorgendo anche i governi, che pure, inizialmente, avevano visto con sospetto gli asset digitali. Qualche anno fa, infatti, Bitcoin e altre monete virtuali erano indicate come un semplice strumento per l’economia criminale. Si riteneva cioè che fossero il modo per le bande criminali di far girare fondi provenienti da attività illegali o per foraggiare le stesse, senza lasciare traccia dei movimenti.
Oggi non è più così e sono molti i Paesi che si stanno dotando di monete virtuali poste sotto l’egida della propria banca nazionale.

E’ in particolare la Cina ad essersi istradata in direzione della CBDC (Central Bank Digital Currency), ovvero la criptovaluta di stato. Il gigante orientale ha già iniziato la fase di test e si prevede che in pochi mesi immetterà la sua creazione nel circuito economico.

Ecco perché ormai è praticamente impossibile ignorare il fenomeno, considerato come secondo molti analisti ci si stia avvicinando sempre di più all’adozione di massa delle monete digitali.
Ma cosa sono le criptovalute? Andiamo a vedere più nel dettaglio gli asset digitali e una lunga serie di aspetti collegati.

La nostra guida su investire in criptovalute, inizia qui. Buona lettura!

Piattaforme legali e sicure per investire in criptovalute

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Cosa sono le criptovalute

Per criptovaluta si intende una valuta virtuale che può essere utilizzata in particolare nelle tante transazioni online che avvengono ogni giorno su Internet. Nel corso degli ultimi mesi, però, le monete virtuali sono state accettate da molti punti vendita tradizionali.

Ad esempio il Bitcoin proprio da quest’anno è accettato come forma di pagamento in molti punti vendita della grande distribuzione francese.
Di solito si basano su algoritmi molto raffinati, in grado di garantirne la totale sicurezza e viaggiano all’interno di una rete che si avvale della tecnologia blockchain.
Altra caratteristica che le caratterizza di solito è il fatto di essere emesse in un numero determinato di esemplari: una volta raggiunto il tetto stabilito non se ne producono più. In tal modo è possibile evitare una caratteristica delle valute fiat, ovvero l’eccessiva inflazione.

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Come funzionano le criptovalute

Le monete virtuali vengono prodotte tramite un processo molto particolare, denominato mining. Il miner (minatore) è colui che apporta la potenza di calcolo necessaria per risolvere i blocchi sulla catena e coadiuvare l’estrazione del token.

I minatori possono essere singole persone che si associano per aumentare la potenza di calcolo o consorzi, detti mining pool. Una volta risolto un blocco essi vengono ricompensati per il lavoro svolto con un determinato quantitativo di token.

Si tratta però di una attività molto particolare, tale da poter diventare fruttuosa solo in presenza di determinate caratteristiche. Le due peculiari sono l’operare in luoghi ove l’energia elettrica costa poco (ad esempio in Cina o in Iran) e l’avere a disposizione macchinari molto potenti e, di conseguenza, molto costosi.

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Quali sono le loro caratteristiche fondamentali?

Quando si parla di criptovalute, occorre avere ben chiaro come esse siano caratterizzate da una serie di peculiarità assolutamente originali. Soprattutto a livello ideologico, oltre che pratico.
La prima di queste caratteristiche è rappresentata dalla decentralizzazione, ovvero dal fatto che il sistema su cui si basano consente di non avere una autorità centrale che detta regole.
Perché è stato adottato questo principio?

Per il semplice motivo che alla base delle criptovalute c’è l’aspirazione alla democratizzazione del sistema finanziario. I fautori delle monete virtuali, in pratica, ritengono che il sistema finanziario tradizionale sia dominato da grandi gruppi che tendono all’interesse particolare, il proprio, a danno di quello della collettività.

Una critica ormai datata, che però nel passato non era riuscita ad approdare a nulla di concreto. Con le criptocurrency, invece, diventa possibile un passo decisivo in tal senso. Tale da consentire di attenuare l’esclusione dal circuito finanziario di un gran numero di persone, che è la caratteristica della finanza tradizionale. In questo momento, infatti, si calcola che siano miliardi le persone che, in ogni parte del globo non hanno un conto corrente con cui poter gestire i propri soldi.

Persone che possono invece trovare nelle criptovalute uno strumento di inclusione in grado di aiutarle in tal senso.

Altro principio su cui si fondano le criptovalute è quello rappresentato dalla privacy. Le transazioni che avvengono con l’utilizzazione delle criptovalute ne promettono livelli molto elevati. Si tratta in effetti di una questione molto controversa. Quando le transazioni non sono private, sono in grado di rivelare ad esempio relazioni commerciali cruciali e che potrebbero essere utilizzate in modo improprio dalla concorrenza per minare la credibilità di un’azienda. Proprio per questo le divise digitali stanno cercando strade nuove, in grado di assicurare profili di privacy elevatissimi.

A farsi notare in questo caso è soprattutto Monero, che ha aggiunto al suo sistema un ulteriore livello di sicurezza, adottando la cosiddetta ring signature. Si tratta in pratica di una firma ad anello, di tipo digitale, e ad eseguirla possono essere tutti o alcuni dei membri di un gruppo di utenti in possesso delle chiavi. Firmatari effettivi e non firmatari in un anello di questo genere hanno pari dignità.

La differenza tra protocollo e algoritmo di consenso

Le decisioni sull’ecosistema e su tutto quello che concerne una data valuta digitale non sono affidate ad una banca centrale, ma ad un consesso in cui tutti possono decidere, da chi finanzia il progetto ai miners.
A regolare le decisioni in questione è il cosiddetto protocollo, spesso confuso con l’algoritmo di consenso, che è invece il meccanismo per mezzo del quale le regole fissate vengono fatte rispettare. Le azioni che devono essere intraprese al fine di attenersi alle regole protocollari sono comunque tese a dare vita ai risultati prefissati.

Quali sono gli algoritmi di consenso utilizzati? Quelli dominanti sono due:

Proof of Work (PoW) e Proof of Stake (PoS).

Il Proof of Work è stato il primo algoritmo di consenso creato in assoluto e viene impiegato nell’ambito di Bitcoin e di molte altre divise virtuali oggi esistenti. Il suo predominio è sancito dal fatto che si tratta di uno step fondamentale all’interno del mining.

Questo algoritmo di consenso permette ai minatori di convalidare un nuovo blocco e perciò di aggiungerlo alla blockchain. La condizione per poterlo fare è che i nodi distribuiti del network siano in grado di raggiungere il consenso, ovvero spingerli a concordare che la block hash apportata è valida.

In questo quadro, i miner dotati di potenza di calcolo maggiore possono trovare più facilmente la soluzione in grado di convalidare il blocco successivo. Questo è il motivo per il quale ormai il mining è praticamente riservato a consorzi in grado di raggiungere elevata potenza di calcolo, le mining farm.

L’algoritmo di consenso PoS ha iniziato a circolare nel corso del 2011, come alternativa al primo. La differenza fondamentale tra i due consiste proprio nella convalida dei blocchi. Nel caso del Proof of Stake, infatti, il meccanismo non si fonda sulla potenza di calcolo apportata, bensì sull’investimento effettuato dal forger, il validatore, altrimenti indicato come minter. In pratica risulta decisivo il mix creato tra la ricchezza del nodo e il tempo nel corso del quale i token sono stati rinchiusi all’interno della stake.

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Le ricompense per chi fa mining

Quanto si può guadagnare facendo mining? Le ricompense per chi si dedica a questa attività possono variare molto, a secondo dell’impegno.
Il mining amatoriale, che era molto diffuso all’inizio, prevede piccoli compensi. Una forma molto diffusa di mining amatoriale è quella legata al gaming e attualmente è proposta da alcuni siti. Si tratta, però, ormai di una vera e propria nicchia rispetto al mining professionale.

Per mining professionale si intende quello portato avanti nelle mining farm, veri e propri stabilimenti che vedono un massiccio impiego di terminali adatti all’uso. Terminali che devono essere in grado di apportare una notevole capacità di calcolo e che, di conseguenza, impiegano molta energia elettrica. Proprio per questo motivo le mining farm vengono impiantate ove la corrente costa poco, ad esempio in Cina, Islanda, in alcune regioni russe o in Iran.

Gli investimenti in questo caso sono molto elevati, ma il ritorno è molto ingente. Basti pensare che attualmente coloro che fanno mining di Bitcoin vengono ricompensati con 12,5 token per ogni blocco risolto. Considerato che il prezzo attuale di BTC è oltre i 9mila dollari, si può capire come si tratti di cifre ingenti.

Le Criptovalute sono uno strumento per le attività illecite?

Più volte, nel recente passato, le monete virtuali sono state accusate di essere uno strumento per l’economia illegale. Un’accusa mossa con particolare violenza da una parte del mondo finanziario tradizionale.
A partire da Davide Serra, il fondatore di Algebris, che non ha esitato ad additare le criptovalute alla stregua di una vera e propria lavanderia di denaro sporco.

Una accusa rivolta in particolare al Bitcoin.

Cosa c’è di vero? Una posizione originale, al proposito, è stata presa da Natalya Kaspersky, co-fondatrice della celebre casa di sicurezza informatica. Durante una presentazione presso la ITMO University di San Pietroburgo, in Russia, l’attuale numero uno del gruppo Infowatch ha infatti affermato che BTC sarebbe nato con il preciso scopo di finanziare le attività della Central Intelligence Agency (CIA) all’estero. In particolare sarebbe stato lo strumento per bypassare il controllo del Congresso e dare vita ad operazioni sul suolo estero senza lungaggini burocratiche.

C’è poi un dato reale, quello fornito da una lunga serie di documenti redatti da organizzazioni nazionali e internazionali che hanno il compito di contrastare il crimine. Molti di questi report affermano che proprio Bitcoin è stato spesso utilizzato per attività illecite. A partire da quelle che avvengono sul cosiddetto Dark Web, ovvero quella piccola parte del Deep Web che può essere raggiunto soltanto mediante software particolari. Il Dark Web viene veicolato dalle cosiddette darknet, ovvero reti sovrapposte ad Internet. Su questa piccola parte della rete avviene una lunga serie di attività criminali, come ad esempio il traffico di droga e armamenti.

Secondo gli studi in questione, il Bitcoin sarebbe il carburante di queste operazioni. Il riferimento è in particolare ad uno studio condotto da un gruppo di lavoro guidato da Sean Foley dell’università di Sydney, Jonathan R. Karlsen del Politecnico di Sydney e Tālis J. Putniņš della Stockholm School of Economics, operante nella sede di Riga. In base ai dati pubblicati addirittura il 44% delle transazioni che vedono l’impiego della creazione attribuita a Satoshi Nakamoto , sarebbe da ricondurre ad attività illecite. Una tesi che però è stata avversata ripetutamente.

Non solo dai fautori delle criptovalute, ma anche da ambienti universitari specializzati in crittografia.

A partire da Gaspare Jucan Sicignano, un esperto di diritto penale che ha pubblicato un report con cui ha apertamente avversato questa teoria. Lo studio, dal titolo “Bitcoin e riciclaggio” ha addirittura affermato che BTC sarebbe in realtà un vero e proprio deterrente per attività di carattere criminale. Il motivo della sua tesi sarebbe da ricercare nel fatto che tutte le transazioni che vedono l’utilizzo del token sarebbero pubbliche. A renderle tali sarebbe proprio l’impiego della blockchain, ovvero un database distribuito che chiunque può consultare.

Basta quindi vedere lo storico delle transazioni per risalire agli interessati. Per farlo basterebbe utilizzare tecniche di investigazione forense, grazie alle quali la riservatezza verrebbe a cadere completamente.

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Cos’è e come funziona la Blockchain

Il discorso relativo alle criptovalute, non può però essere scisso dalla tecnologia su cui esse sono fondate, ovvero la blockchain. Di cosa si tratta?
Una blockchain è un archivio in cui vengono ad essere registrate tutte le transazioni che avvengono all’interno di un determinato sistema. Movimenti che possono essere ricondotti ad un bene fisico, ad esempio un prodotto alimentare, oppure digitale, come appunto le monete virtuali.

Il suo livello di innovazione ha reso possibile il suo impiego in un vastissimo numero di casi. In particolare in tutti quelli in cui si renda necessario convalidare dei dati e renderli inalterabili. Basti pensare al riguardo come questa tecnologia abbia di recente fatto capolino anche nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Per impedire che i voti possano essere manipolati, si è infatti formato un movimento, Follow my Vote, che chiede l’utilizzo della blockchain nel corso delle operazioni.

A rendere del tutto sicuro il procedimento di convalida dei dati, è proprio il modo in cui essi vengono organizzati. In pratica viene prodotto un registro digitale suddiviso in blocchi non solo concatenati in ordine cronologico, ma anche regolati da un protocollo condiviso. Quando i dati sono immessi nel registro, diventano del tutto trasparenti, inalterabili e permanenti.
Una serie di caratteristiche tali da fare della blockchain l’Internet dell’immediato futuro e da spingere un gran numero di aziende ad adottarla.

Dove si può impiegare la blockchain?

Il fatto di poter rendere immodificabili i dati immessi, rende la blockchain un supporto fondamentale in un gran numero di settori minacciati dalla contraffazione.
Si pensi ad esempio alla moda e, in particolare, al Made in Italy. Troppo spesso i capi presentati ai consumatori non sono quelli delle più celebri griffe della moda tricolore. Proprio per questo si è pensato bene di tracciare questi capi lungo tutta la filiera che li conduce dai luoghi di produzione a quelli di vendita.

Analogo discorso può essere fatto per il Made in Italy dell’agroalimentare.

Lo hanno capito i produttori delle arance siciliane, troppo spesso danneggiati dalla concorrenza di prodotti che invece provengono da altri Paesi che non possono vantare la nobiltà dei frutti italiani. Proprio loro, di recente, si sono quindi rivolti alla blockchain per tracciare i propri prodotti e impedire che arance provenienti magari dalla Tunisia possano essere spacciate per siciliane.

Altro settore che può essere premiato dall’impiego di questa tecnologia è poi quello degli atti pubblici. Basti pensare in tal senso a ciò che accade nel caso dei titoli di studio, che in alcuni Paesi sono oggetto di contraffazione.

Proprio per evitare che ciò accada, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha invitato l’Università di Milano Bicocca e quella di Padova, precursori in questo settore a partecipare ad un gruppo di lavoro cui è stato affidato il compito di dare vita ad un sistema in grado di verificare in tempi rapidi e in assoluta sicurezza l’autenticità di una laurea. In tal modo sarebbe possibile garantire che il titolo di studio sia stato effettivamente conseguito, senza neanche dover consultare l’ateneo che lo ha rilasciato, con un pratico azzeramento del processo burocratico attualmente necessario. Un sistema che sta avendo peraltro una sempre più rapida introduzione in molti Paesi asiatici e africani, spinti dalla constatazione che la pratica delle false lauree può essere un danno di notevole portata per l’intero sistema economico.

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La criptovaluta più famosa: il Bitcoin

La moneta virtuale più famosa in assoluto è il Bitcoin. La sua creazione è attribuita a Satoshi Nakamoto, una figura ormai leggendaria di cui però nessuno sa nulla, tanto da ritenere che sia ormai morto.
La sua morte ha peraltro innescato una serie di vicende spesso farsesche, in cui alcune persone cercano di accreditarsi al suo posto, per impossessarsi del grande quantitativo di token che spettano proprio a Satoshi Nakamoto. La vicenda più clamorosa in tal senso è quella che vede impegnato un uomo d’affari australiano, Craig Wright, che cerca ormai da anni di accreditarsi sotto tale veste. Una vicenda che è finita in tribunale e continua a riservare notevoli sorprese.

Il Bitcoin deve la sua celebrità all’esplosione della sua quotazione e alla notevole volatilità che lo caratterizza. Attualmente un BTC vale quasi 10mila euro e non mancano analisti finanziari pronti a giurare che al termine del 2020 varrà almeno dieci volte di più.

La trasformazione del Bitcoin

Se sino a qualche anno fa il Bitcoin era considerato un semplice strumento speculativo, oggi non è più così. BTC è ormai un fattore di non poco conto nella vita di tutti i giorni e si è trasformato in un vero e proprio bene rifugio.

Per quanto riguarda il primo aspetto, la regina delle criptovalute è ormai stato adottato da molte persone dei Paesi assillati dall’iperinflazione. Basti pensare al caso di Argentina e Venezuela, ove un gran numero di lavoratori e pensionati non appena entrano in possesso del proprio emolumento mensile lo cambiano in token. In tal modo sono in grado di proteggere i propri soldi, diventati digitali, dalla rapidissima perdita del potere d’acquisto che caratterizza pesos e bolivar.

Per quanto riguarda la trasformazione in bene rifugio, si tratta della conseguenza del ricorrere di crisi economiche e geopolitiche che sta caratterizzando la situazione globale negli ultimi anni. Tale da spingere molti grandi investitori a spostare i propri soldi da asset ritenuti rischiosi, ad esempio le azioni, al Bitcoin. Un orientamento che si è fatto molto forte ad esempio durante la recente crisi tra Stati Uniti e Iran, seguita all’uccisione del generale Soleimani su ordine di Donald Trump.

Valore in tempo reale oggi di Bitcoin:

Come investire in Criptovalute

Come è possibile investire in criptovalute?

In pratica lo si può fare in due modi: acquistandole direttamente, oppure aprendo un CFD (Contract for Difference) presso un broker online. Si tratta di due modalità molto differenti e da valutare con estrema attenzione prima di investire.

Nel primo caso, infatti, si rende necessario dotarsi di un wallet, ovvero di un portafogli digitale. Si tratta in pratica di un programma o di un dispositivo hardware delegato a conservare e proteggere i token acquisiti. La protezione è affidata anche in questo caso alla crittografia, ovvero alla presenza di chiavi private o seed, che impediscono l’accesso ad altre persone che non siano il legittimo possessore.
I rischi in questo caso sono molto elevati. Le chiavi private, infatti, possono essere smarrite, rendendo in pratica impossibile utilizzare le criptovalute contenute all’interno del wallet.

Oppure possono essere carpite da hacker, che in tal modo possono trasferirne il contenuto in altri portafogli digitali a loro intestati. La seconda è una pratica che si è andata affermando con sempre maggiore forza nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’ingenuità di molti utenti.

Solitamente gli hacker riescono ad entrare in possesso delle chiavi di accesso inviando comunicazioni di posta elettronica contenenti programmi adibiti all’uopo, oppure mascherandoli in file audio o video che vengono scaricati su personal computer o smarphone. In tal modo l’hacker entra in possesso dei dati personali per l’accesso e può svuotare il wallet.
Va poi considerato come proprio l’installazione dei portafogli esiga competenze di base che molti utenti interessati agli asset digitali non possiedono.
In questo caso si può quindi ricorrere al trading online, ovvero ai servizi forniti da una piattaforma elettronica. Per farlo occorre naturalmente sceglierne una assolutamente sicura, in modo da evitare rischi.

Investire in Criptovalute con i CFD

Sono proprio le piattaforme per il trading online ad offrire uno strumento sempre più utilizzato nell’investimento telematico, ovvero i CFD. I Contracts for Difference, infatti, permettono di puntare i propri soldi su un asset sottostante senza alcuna necessità di possederlo direttamente. In pratica basta scegliere lo strumento su cui si intende puntare e scommettere su un esito relativo alla sua quotazione. Qual’è il vantaggio di un modus operandi simile?

In pratica è possibile guadagnare anche se la quotazione dell’asset cala invece di crescere nel periodo in cui è operante il contratto, a patto naturalmente di prevedere l’esito.

Si tratta di un vantaggio non da poco rispetto al possesso diretto. In questo secondo caso, infatti, occorre scegliere con grande precisione il momento ideale per prendere posizione sul mercato. Se si pensa che un asset sia destinato a crescere, si deve intercettare l’avvio del trend per poter guadagnare e si rischia di comprare ad un prezzo troppo elevato.

Se il mercato inizia un ripiegamento si rischia di restare con il cerino acceso in mano e di perdere gran parte del proprio investimento. Occorrono quindi lunghi studi e saper padroneggiare analisi tecnica e fondamentale.

Coi CFD il rischio in tal senso si riduce notevolmente, in quanto la cosa fondamentale è azzeccare il trend, non la sua sua ampiezza o durata.
Inoltre non è necessario dotarsi di un wallet e doverlo installare, con la preoccupazione che un attacco di hacking possa sottrarre il proprio tesoro. Un elemento che sta spingendo sempre più persone verso il trading online, anche nel caso delle criptovalute.

Migliori piattaforme per investire in criptovalute

Quali sono le migliori piattaforme per investire in criptovalute?

Piattaforme legali e sicure per investire in criptovalute

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Si tratta di una questione non da poco, considerato quanto accaduto nel passato, anche recente.
Per chi decide di investire nel trading online, infatti, la scelta del broker è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per poter guadagnare dalla propria attività. Se si opta per una piattaforma inadeguata il rischio è di non avere strumenti adeguati alla complessità del compito.

C’è poi un’altra considerazione da fare: oltre a broker chiaramente inadeguati da un punto di vista squisitamente tecnico, ve ne sono altri, moltissimi, che non forniscono garanzie dal punto di vista della trasparenza. Oltre a un gran numero apertamente truffaldini, del resto già ampiamente segnalati dalle autorità competenti, sotto forma di blacklist, ovvero liste nere di piattaforme apertamente sconsigliate.
Il punto di partenza in tal senso è rappresentato dai permessi. Per poter avere la sicurezza di non essere truffati, occorre sincerarsi che la piattaforma prescelta abbia le necessarie autorizzazioni da parte delle autorità di vigilanza dei mercati finanziari.

In Italia è la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa) ad assolvere a questo delicato incarico. Le piattaforme cui si affidano i propri risparmi, aprendo un account, devono avere il permesso della Consob per dare garanzie. Se non ce l’hanno, conviene girare al largo.

Tra le piattaforme che possono vantare queste autorizzazioni i nomi che spiccano in un panorama molto variegato sono quelli di eToro e Plus500.

Il primo è un broker nato nel 2007, con la denominazione di RetailFX, su iniziativa di David Ring e dei fratelli Assia, Yoni e Ronen. L’idea è stata subito premiata da un consenso di massa che ha spinto milioni di persone in ogni parte del mondo, attualmente più di otto, ad aprire un conto per investire online su asset finanziari.

A rendere possibile questo elevato gradimento da parte del pubblico è stato un mix tra servizi ad alto valore aggiunto e profili di innovazione e sicurezza elevatissimi.
Ma soprattutto, la notorietà di eToro deriva dal fatto di aver proposto alla sua utenza una modalità di investimento assolutamente rivoluzionaria. Stiamo parlando del social trading, detto anche copy trading, ovvero la modalità mutuata dal mondo dei social che consente anche ai trader alle prime armi di avere notevoli probabilità di successo.

Com’è noto, o come dovrebbe esserlo, proprio gli investitori neofiti sono quelli più a rischio di perdere immediatamente il loro capitale. Non avendo la stessa preparazione di chi si confronta da anni coi mercati, sono facilmente soggetti al crollo di fronte alle oscillazioni che caratterizzano di giorno in giorno i mercati. Solo con il tempo, e la formazione continua, sono in grado di approntare strategie in grado di mettere in sicurezza il proprio patrimonio.

Per evitare che la fase di studio si prolunghi troppo, impedendo di mettere a frutto i propri soldi, eToro ha quindi pensato di permettere a queste persone di copiare letteralmente le operazioni dei trader più esperti. Il ragionamento alla base di questo modus operandi è molto semplice: se un trader è da anni sul mercato è perché ha ormai raggiunto un livello tale da guadagnare sulla maggior parte delle operazioni intraprese. Al neofita viene quindi offerta la possibilità di copiare le sue mosse, aumentando in maniera esponenziale le sue probabilità di guadagno.

Una politica che ha premiato in maniera copiosa eToro, facendone uno degli operatori più rinomati del settore. Il broker, a sua volta, continua a caratterizzare il suo operato con dosi massicce di innovazione. In questo quadro non potevano mancare, quindi, le criptovalute.

Una scelta fatta del resto anche da Plus500, altro broker israeliano che però ha deciso di quotarsi presso la Borsa di Londra. Si tratta di una puntualizzazione molto importante, in quanto la quotazione sulla piazza azionaria londinese obbliga il soggetto interessato alla pubblicazione periodica dei propri dati di bilancio e al rispetto di una serie di requisiti assolutamente stringenti. Requisiti tali da garantire non solo sulla solidità dell’azienda, ma anche sulla sua trasparenza, tanto più necessaria in attività di carattere finanziario.

A questa rassicurante caratteristica se ne aggiunge poi una seconda, quella derivante dal possesso di regolare permesso ad operare rilasciato dalla Financial Conduct Authority (FCA), cui si aggiunge quello della CySEC, autorità preposta al controllo delle attività finanziarie che hanno luogo a Cipro. In Italia, invece, Plus500 può operare per effetto dell’autorizzazione rilasciata dalla Consob.

Perché è importante porre in rilievo questo dato? Per il semplice motivo che questo genere di broker è obbligato a rispettare alcune procedure tese a garantire gli investitori. Ad esempio tenendo separati i loro fondi da quelli societari. Un dato di non poco conto, considerato come nel passato non poche piattaforme hanno utilizzato i fondi della propria clientela per operazioni ad alto coefficiente di rischio.

Inoltre questa tipologia di piattaforma online deve sottoscrivere le direttive emanate a livello europeo per garantire gli utenti. Nel caso li danneggino, ad esempio, per motivi derivanti dal malfunzionamento delle proprie strutture, sono tenute a risarcirli. Un fattore che fa la differenza agli occhi dei tanti che nel corso degli ultimi anni si sono rivolti all’investimento telematico.
Anche in questo caso, alla sicurezza si vanno a mixare servizi di notevole livello, che sono in grado di agevolare al massimo l’operato della propria clientela. Tra i quali quelli rivolti alla formazione della propria clientela, sotto forma di webinar, corsi video, manuali e altro materiale in grado di implementare il livello di conoscenza dell’utente.

Altro servizio fornito da Plus500 è poi la demo, ovvero la particolare modalità che riesce a simulare quanto avviene sui mercati di giorno in giorno. In pratica l’aspirante trader può verificare la validità delle strategie immaginate dando vita ad operazioni in cui, però non sono interessati i soldi reali. Solo quando si sentirà pronto a farlo, avendo testato il suo grado di preparazione, potrà passare alla modalità reale. Un servizio molto prezioso che però va preso con il beneficio dell’inventario, in quanto manca un fattore che deve essere tenuto nel debito conto, quando si inizia a fare trading, ovvero lo stress emotivo che caratterizza una seduta di trading.

Anche Plus500, naturalmente, ha deciso di aprire le proprie contrattazioni alle criptovalute, non potendo con tutta evidenza ignorare il feeling sempre più notevole tra trader e asset digitali. I CFD proposti in questo ambito sono in linea con i servizi offerti da Plus500 e hanno subito calamitato l’interesse degli utenti.

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Investire in Criptovalute con eToro

Come abbiamo già ricordato, anche eToro ha deciso di aprire le sue contrattazioni alle divise virtuali. Non poteva essere altrimenti per un broker che sin dall’inizio ha puntato con grande forza sull’innovazione.
Ormai da tempo la piattaforma permette alla sua clientela di aprire CFD su alcune delle criptovalute più note.

Non solo Bitcoin, ma anche Bitcoin Cash, Ethereum, Ethereum Classic, Litecoin, Ripple, Dash, Stellar e NEO. Una proposta cui si aggiungono in continuazione altri token e che fanno di eToro un punto di riferimento ineludibile per chi vuole investire in questo settore.

La cosa interessante, in questo caso, è che la piattaforma consente anche di utilizzare il cosiddetto trading puro. Ciò vuol dire che è consentito l’investimento in criptovalute tramite acquisto o vendita allo scoperto di moneta virtuale e senza utilizzare la leva finanziaria. In tal modo gli utenti di eToro sono in grado di ridurre al minimo il rischio rappresentato dalla leva, che è la caratteristica dei Contracts for Difference.

Naturalmente, questo genere di operazioni comporta anche un impiego di capitale maggiore e, soprattutto, uno studio attento e puntuale di quello che accade giornalmente. Per farlo si consiglia in particolare di utilizzare uno strumento come l’analisi fondamentale, cercando di anticipare i possibili trend. Una cosa molto importante in un caso, quello delle monete virtuali, in cui le oscillazioni sono spesso fortissime, comportando profili di rischio notevoli.

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Investire in Criptovalute con Plus500

Anche Plus 500 ha deciso di sfruttare il momento e di dare la possibilità di investire in criptovalute.

Per aiutare la propria utenza il broker ha predisposto una leva finanziaria 1:2, grazie alla quale chi intende investire può farlo raddoppiando il capitale effettivamente detenuto.

Anche in questo caso la lista degli asset su cui è possibile puntare è composta dai nomi più noti del settore, ovvero BTC, Litecoin, Ethereum, IOTA, Ripple, EOS, Stellar, Tron, Cardano e Monero.

Proprio il fatto che sia possibile utilizzare la leva finanziaria, dovrebbe però indurre ad una riflessione prima di iniziare la propria attività. Se è vero che essa consente di operare come se il patrimonio investito fosse doppio, anche le possibili perdite si ampliano nella stessa proporzione. Si consiglia di conseguenza di muoversi con la circospezione resa necessaria dall’imprevedibilità dei mercati.

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E’ sicuro investire in Criptovalute?

Una volta appurate le migliori piattaforme di trading online per investire in criptovalute, occorre però attardarsi ancora, in modo da porsi una domanda cruciale: è sicuro investire nelle criptovalute?
La risposta non può che essere negativa: non c’è alcun tipo di sicurezza nell’investimento in strumenti di carattere finanziario. Si tratta anzi di un tipo di investimento estremamente rischioso, caratterizzato da una volatilità molto accentuata e pericolosa.

Lo sanno bene i tanti che hanno perso i propri soldi pensando di poter guadagnare con facilità. Per capire meglio questa realtà, conviene proprio andare ad esaminare le statistiche disponibili. Partendo da quella relativa agli utenti in perdita delle 19 piattaforme più popolari nel nostro Paese, per le quali il dato è assolutamente impietoso: si parte dal 62% di investitori di eToro, per finire con il mortificante 89% di XTB.
Come si può facilmente capire, la realtà è assolutamente diversa dalle comunicazioni che ancora oggi arrivano in numero copioso nelle nostre caselle di posta elettronica.

Missive che propagandano una vera corsa all’oro, ovvero a guadagni favolosi e assolutamente a portata di mano. Non è così, anzi, la realtà è diametralmente opposta: la grande maggioranza degli investitori perde i propri soldi.

Quali sono i rischi di investire in Criptovalute?

Chi pensa che investire in criptovalute con il trading online sia un gioco, è completamente fuori strada. L’investimento finanziario non è mai un gioco e non conta la fortuna. A contare è solo la capacità di saper individuare le occasioni di guadagno che si prospettano.

Una realtà ben nota a chi frequenta la Borsa per la sua attività di ogni giorno ed è costretto a prendere atto che a guadagnare sono in pochi. La grande maggioranza degli investitori è invece destinata ad entrare nel cosiddetto Parco Buoi, ovvero nella mandria di investitori che hanno perso soldi investendo in azioni o altri asset analoghi.

I mercati finanziari sono impietosi: chi non riesce a capire l’insorgere di un trend e comportarsi di conseguenza, è destinato a scontare questa incapacità. Basti pensare ai tanti piccoli e grandi risparmiatori travolti da crisi come quella di Wall Street del 1929, dal lunedì nero del 1987 e da altre clamorose vicende delle borse mondiali.

Quindi, il rischio è sempre dietro l’angolo. Si può però provare ad attutirlo, adottando una serie di strategie tese ad ottimizzare il proprio investimento. Ottimizzarlo non vuol dire evitare di perdere soldi in una data operazione, ma eventualmente contenere la perdita. mentre in caso di riuscita si deve capire quando è il momento di uscire dalla posizione presa e passare all’incasso.

Nel trading, questa strategia è denominata money management e deve essere accoppiata ad altri strumenti per poter infine stendere una vera e propria rete di salvataggio intorno al proprio investimento.

E’ legale investire in criptovalute?

Altra domanda che ci si deve porre è poi la seguente: è legale investire in criptovalute? Naturalmente dipende dalla legislazione del Paese in cui si risiede, ma si può escludere che il trading sia illegale.

Anche nel caso delle criptovalute l’investimento è del tutto legale, in quanto le piattaforme hanno il permesso dell’autorità di controllo dei mercati finanziari per poter offrire al pubblico uno strumento come i Contracts for Difference (CFD).

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Recensioni, opinioni e pareri di chi ha investito

Investire in criptovalute è rischioso. Per cercare di ridurre tale rischio è quindi necessario utilizzare un criterio di prudenza e, soprattutto, farsi consigliare da chi conosce già le valute digitali.
Basta dare vita ad una rapida ricognizione sul web per accorgersi come siano presenti ormai moltissimi siti dedicati al tema. Sui quali è possibile reperire preziose recensioni di carattere tecnico e informazioni sulle opportunità di guadagno.

Non meno preziosi sono poi i pareri di chi ha investito in monete virtuali. Proprio gli investitori sono in grado di indirizzare al meglio chi ancora non è padrone di una maniera che è del resto complessa. Il nostro consiglio è quindi di cercare questi pareri per capire se sia il caso di investire i propri soldi nel trading di criptovalute o se sia invece il caso di puntare su asset più rispondenti ai propri orientamenti.

Cosa dicono nei Forum?

Per farsi un’idea più esauriente di un universo complesso come quello rappresentato dagli asset digitali, si può poi utilizzare un altro strumento tipico della rete. Si tratta dei forum di discussione, vere e proprie arene in cui ogni giorno centinaia di utenti si scambiano informazioni e impressioni sui più disparati argomenti.

In questo panorama non potevano certo mancare le cryptocurrency e le contrattazioni che le vedono protagoniste di giorno in giorno.
Naturalmente i pareri espressi in questo ambito riflettono l’orientamento di chi interviene. E’ però molto interessante seguire i consigli di chi ha effettivamente già investito su Bitcoin o altre valute virtuali, in quanto possono aiutare non poco i neofiti a scansare i rischi connessi con il trading su di esse. Uno strumento che dovrebbe essere senz’altro preso in considerazione da chi sia ormai arrivato alla risoluzione di investire sul settore.

“Come investire in Criptovalute Aranzulla”

Per finire, non può mancare il richiamo ad un altro strumento molto utile per cercare di capire di più sulle criptovalute. Stiamo parlando del sito Aranzulla.it, ove si affronta il discorso anche da un punto di vista prettamente tecnico.

Si tratta di un divulgatore informatico molto famoso, il più celebre nel nostro Paese. Basta in effetti cercare un argomento che abbia a che fare con il mondo digitale su Google per vedere il suo nome in cima alla lista dei risultati del motore di ricerca.

Non poteva quindi mancare una sezione dedicata alle criptovalute, proprio in considerazione della loro sempre più notevole importanza nella nostra vita di tutti i giorni.

Anche in questo caso il risultato finale è molto utile, in quanto vengono date una serie di informazioni utili a cui si aggiungono le spiegazioni su Bitcoin e Altcoin, con una chiarezza espositiva che può aiutare non poco chi abbia ancora le idee confuse e intenda iniziare a capirne di più.

Conviene oggi investire in Criptovalute?

Come si sarà compreso da quanto detto sinora, le criptovalute sono un fenomeno sempre più presente nella nostra società.

Una presenza derivante non solo dalla loro caratteristica di strumento speculativo, ma anche da profili di funzionalità tecnologica che sembrano farne un potenziale antagonista per le divise tradizionali.

Un aspetto, quest’ultimo, che sembra destinato a diventare addirittura dirompente nell’immediato futuro. Basti pensare in tal senso al fastidio con cui il mondo politico e le autorità preposte al controllo dei mercati finanziari hanno reagito all’ormai imminente arrivo di Libra, la stablecoin di Facebook.

La nuova divisa virtuale di Mark Zuckerberg, infatti, è stata apertamente accusata di voler mettere in dubbio il potere imperiale del dollaro, su cui si fonda l’egemonia globale degli Stati Uniti.

Per cercare di contrastare Libra si sono mossi non solo Donald Trump e il Congresso, ma anche l’Unione Europea e molti governi. Il sospetto, in pratica, è che Facebook punti a diventare una entità addirittura al di sopra degli stati nazionali. Una ambizione che non può che fare paura a chi detiene una posizione di forza sullo scacchiere mondiale attuale e a chi ambisce a detenerla nel futuro.

La vicenda Libra fa capire due cose: le monete virtuali fanno paura a chi detiene in questo momento una posizione di forza in ambito finanziario, ma rappresentano anche una grande opportunità di rompere certe incrostazioni che stanno concentrando denaro e potere nelle mani di gruppi ristretti di persone.

La lotta intrapresa dai fautori delle criptovalute per democratizzare la finanza si accoppia poi ad un’esigenza molto avvertita negli stessi ambiti finanziari. Tale esigenza è legata alla necessità di rendere più efficienti le transazioni che avvengono ogni giorno online, assicurando loro adeguati profili di sicurezza.

Proprio per questo motivo alcune criptovalute sono state pensate non come semplici strumenti speculativi, ma come il miglior carburante possibile per aumentare la velocità dei pagamenti elettronici e renderne più sostenibili i costi.

Una esigenza che è stata avvertita in particolare da IOTA, la criptovaluta ideata con il preciso intento di servire il gran numero di transazioni che interessano l’Internet of Things (IoT).
Mentre si rivolge agli istituti bancari Ripple, altra moneta virtuale che sta rafforzandosi in maniera notevole in questo momento. A spingere XRP sono in particolare i tanti accordi che l’azienda sta stringendo con attori di prima grandezza del sistema finanziario globale. Tra i quali ha destato una certa sensazione nelle ultime settimane quello firmato con MoneyGram, il colosso di Dallas che opera nel settore del trasferimento di denaro.

In tema di concorrenza alle monete tradizionali, non va poi dimenticato come le monete virtuali siano state individuate da molti cittadini di Paesi ove quelle tradizionali vedono il loro potere d’acquisto erodersi troppo velocemente.

Il caso più vistoso è in questo momento rappresentato dall’Argentina, Paese ove il peso è sempre più spesso sacrificato per l’acquisto di Bitcoin. Nonostante la sua volatilità, la moneta attribuita a Satoshi Nakamoto è comunque vista come uno strumento monetario molto più affidabile rispetto a quella fisica.

Quanto detto sinora dovrebbe fare ampiamente capire come in questo momento l’investimento in criptovalute possa essere considerato una possibile alternativa per chi non voglia più vedere i propri soldi perdere rapidamente valore su un conto corrente, nell’epoca dei tassi di interesse prossimi allo zero. A patto di sapersi muovere in un settore caratterizzato da elevati profili di rischio.

Se questa guida su investire in criptovalute ti è stata utile, condividila con i tuoi amici e se hai domande o dubbi, puoi lasciare un commento a fine pagina.

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  1. Diana Aprile 5, 2020

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