Periodo di allettamento mamme lavoratrici: niente pausa pranzo. I chiarimenti del Ministero del Lavoro

Periodo di allettamento mamme lavoratrici: niente pausa pranzo. I chiarimenti del Ministero del Lavoro
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Il Ministero del Lavoro, nell’interpello numero 2 del 15 febbraio 2019 ha stabilito che le mamme lavoratrici, durante il periodo dell’allattamento, se usufruiscono del riposo giornaliero e lavorano per un numero massimo di sei ore per giorno, non hanno diritto ai buoni pasti e alla pausa pranzo.

Mamme lavoratrici: la richiesta di chiarimento

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha chiesto al Ministero del Lavoro un chiarimento su quali siano le regole da far rispettare nel caso in cui le dipendenti, che svolgano la propria attività lavorativa per un periodo di tempo di massimo sei ore, usufruiscano di riposi giornalieri fino alle due ore per poter occuparsi dei figli di età fino al primo anno di vita.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, prendendo in esame un caso specifico, ha espresso due dubbi in proposito. Il primo consiste nella possibilità di decurtare alle dipendenti neo mamme i trenta minuti di pausa pranzo, come se avessero svolto l’orario di lavoro completo. Il secondo riguarda la possibilità delle dipendenti di rinunciare ai buoni pasto e alla pausa pranzo per non subire il decurtamento delle ore effettive di lavoro.

La risposta del Ministero del Lavoro

Il Ministero ha chiarito la questione sottolineando che NON è prevista la pausa pranzo e la possibilità di ricevere buoni pasto per le dipendenti neo mamme in periodo di allattamento, con un orario di lavoro effettivo fino alle sei ore e che usufruiscono dei riposi giornalieri.

Le motivazioni del Ministero del Lavoro

Il Ministero, nel formulare la risposta, ha tenuto conto di cosa si intende per pausa pranzo a livello legislativo e del perché si ha diritto ai riposi giornalieri per le mamme in periodi di allattamento.

Nel primo caso si considera che la pausa pranzo serve al lavoratore per recuperare le energie psico-fisiche quando le ore di lavoro consecutive superino le sei, e che quindi, implicitamente, si presuppone una ripresa delle attività lavorative dopo la pausa.

Nel secondo caso, invece, si stabilisce il diritto per le mamme lavoratrici che abbiano figli di età inferiore al primo anno di età, di poter avere degli intervalli di riposo, di un’ora l’uno, cumulabili, quando la giornata lavorativa ha una durata superiore alle sei ore, mentre un solo periodo di riposo se essa è al di sotto delle sei ore. Questo permette alle dipendenti neo mamme di conciliare la vita lavorativa e quella familiare.

Basandosi su queste riflessioni, il Ministero del Lavoro ha fatto notare che le disposizioni in materia di pausa pranzo e quelle sulla possibilità di usufruire dei riposi giornalieri non hanno punti di incontro a livello legislativo, in quanto le due leggi disciplinano e tutelano cose diverse.

In conseguenza di ciò, le dipendenti neo mamme, con orario di lavoro inferiore alle sei ore e che usufruiscano dei riposi giornalieri, NON hanno diritto alla pausa pranzo e ai buoni pasto.

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Jacqueline Facconti

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Jacqueline Facconti - Redattrice, sezione Finanza, Tasse, Economia Laureata in Economia Aziendale con 110 e Lode presso l'Università di Pisa, redattrice anche Money.it, Lettera43, Notizie.it
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