Voucher Lavoro Accessorio: Cosa sono e come funzionano?

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Voucher Lavoro Accessorio

Negli ultimi tempi si è parlato molto di lavoro accessorio e dei mezzi per poter regolare questa tipologia di attività. La nascita dei voucher per attività professionali era finalizzata a dare un certo ordine a questa realtà, ma la loro storia è stata molto controversa fino all’abrogazione nel 2017 da parte del Governo Gentiloni.

Nonostante lo scarso successo del contratto di prestazione occasionale e del libretto famiglia, il decreto Dignità 2018, ripropone tale tipologia di voucher, definendoli voucher INPS, e stabilendo delle nuove regole finalizzate a limitarne l’abuso del loro utilizzo.

La nuova normativa si è limitata a rendere più elastici i contratti di prestazione occasionale, i nuovi voucher, e ad estenderli a un maggior numero di aziende che operano nei settori del turismo e dell’agricoltura.

Ma, quali sono i motivi che hanno portato a introdurli nuovamente? Quali sono le novità e le limitazioni poste dal Decreto legge? Di seguito esponiamo alcuni aspetti fondamentali riguardanti i voucher lavoro accessorio, in modo tale da poter comprendere meglio la loro importanza e come funzionano.

Voucher lavoro accessorio: cosa sono?

I contratti di prestazione occasionale, i nuovi voucher Presto, possono essere utilizzati dai committenti che esercitano attività d’impresa o professionale: la finalità dei voucher lavoro è quella di contrastare lo sfruttamento del lavoro occasionale e, quindi, del lavoro “nero”.

Si ricorda che l’attività occasionale, come specificato dal Jobs Act nel 2015, viene espletata dai soggetti che vogliono intraprendere attività professionali in modo saltuario e sporadico. Infatti, sono quelle attività che vengono svolte in periodi molto brevi, come per esempio dai tre ai dieci giorni ed hanno delle retribuzioni minime.

Si tratta di soggetti che non hanno obbligo di iscrizione ad albi o elenchi professionali che svolgono occasionalmente l’attività. Classico caso è quello dell’amministratore di condominio che esercita l’attività soltanto nel proprio stabile.

I vecchi voucher mostravano una serie di lacune che sono state corrette dal nuovo decreto. Un voucher può essere considerato una forma di retribuzione per queste tipologie particolari di attività accessorie. Viene utilizzato dal datore di lavoro per pagare la prestazione di un lavoratore occasionale.

Voucher lavoro occasionale: cosa è cambiato con la manovra?

Le novità rispetto alla vecchia normativa sono diverse: il primo intervento riguarda la creazione di solo due tipologie di voucher: il libretto di famiglia e il voucher INPS o definito PrestO.

– Libretto di famiglia: questa prima forma di voucher si rivolge alle persone fisiche che non esercitano attività professionali o d’impresa. Grazie a questo, è possibile acquisire un libretto nei quali vengono introdotti i voucher acquistati e utilizzarli per le attività d’assistenza agli anziani, per il pagamento dei lavoratori domestici o per il pagamento delle lezioni private;

– Voucher PrestO: questa seconda tipologia di voucher definita con il termine PrestO Voucher lavoro occasionale, è riservato alle imprese per poter adempiere al pagamento dei lavoratori che svolgono attività occasionale.

Voucher lavoro accessorio: come si attivano?

La gestione dei nuovi voucher, anche per quanto riguarda i pagamenti, è supportata da un’apposita piattaforma telematica predisposta dall’INPS, a cui ci ci si può collegare attraverso la sezione del sito Prestazioni occasionali.

La grande novità di questa nuova tipologia di voucher lavoro accessorio riguarda il fatto che sia l’utilizzatore del voucher, per esempio l’azienda, che i prestatori dell’attività lavorativa, devono effettuare la registrazione al sito dell’INPS.

Una volta perfezionata la registrazione di utilizzatore e lavoratore, si deve effettuare una comunicazione unica per adempiere agli obblighi di informazione preventiva e di rendicontazione della prestazione lavorativa.

Quindi acquisto, comunicazione e pagamento avvengono per mezzo dell’utilizzo del Portale dell’Istituto di Previdenza INPS. Il datore di lavoro attraverso l’utilizzo del modello F24 acquisterà una serie di voucher che verranno posti in un suo portafoglio virtuale e utilizzati al fine di effettuare i pagamenti delle prestazioni di lavoro occasionale.

Sarà necessaria una comunicazione preventiva all’INPS. Nella normativa precedente la comunicazione preventiva poteva avvenire per mezzo di un SMS oppure di invio di email presso l’Ispettorato del lavoro. Con la nuova normativa invece il procedimento deve essere effettuato solo ed esclusivamente tramite il sito dell’INPS, e viene richiesto il rilascio e la compilazione di una serie di dati specifici.

Infatti, l’azienda deve comunicare almeno sessanta minuti prima l’inizio dell’attività una serie di informazioni: i dati anagrafici del soggetto che svolge l’attività occasionale, il luogo dove viene svolta la prestazione, l’inizio della stessa e il compenso pattuito.

Anche il pagamento dell’attività è sottoposto al controllo dell’INPS. Una volta completata la prestazione lavorativa, sarà l’Ente Nazionale ad effettuare il pagamento direttamente al lavoratore entro il 15 del mese successivo.

Questo avverrà per mezzo di bonifico sul conto corrente del lavoratore. Nell’eventualità in cui l’attività non si è svolta, sarà il datore di lavoro, entro tre giorni dalla data in cui doveva iniziare la prestazione lavorativa a comunicare il mancato svolgimento. Nel caso in cui ciò non avvenga l’INPS provvederà ad effettuare il pagamento.

Voucher lavoro accessorio: limiti di utilizzo e costi

Altro aspetto molto importante riguardante le novità previste dal Decreto Dignità sono i limiti per l’utilizzo di questa particolare forma di retribuzione. Si è ampliato molto l’ambito delle aziende che possono usufruire di questi voucher.

Infatti, è stata prevista l’estensione dell’utilizzo di questo strumento anche al settore dell’agricoltura, a quello alberghiero e turistico, con una limitazione a quelle aziende che non superino gli 8 dipendenti con contratto a tempo indeterminato.

Possono inoltre utilizzare i voucher lavoro accessorio anche Enti locali e le scuole. Vengono inoltre posti dei limiti temporali e economici per il loro utilizzo: non è possibile superare le 280 ore di prestazione lavorativa.

Il prestatore non può ricevere voucher per una somma superiore a 5.000€ e non dallo stesso datore di lavoro. Il tetto massimo per singolo committente è fissato a 2.500€ e il datore di lavoro può utilizzare voucher solo fino alla soglia di 5.000€.

Il lavoratore riceve un contributo pari a 9€ all’ora. Per legge, la prestazione deve essere svolta con un minimo di 4 ore giornaliere e un valore economico che non deve essere mai inferiore ai 36€. Il costo del voucher per il datore di lavoro è di 12€, dato che ai 9€ si aggiungono 3€ di contributi INPS e d’assicurazione INAIL.

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Filippo Martin

Filippo Martin

Filippo Martin – Fondatore, editore, design, direttore editoriale Giornalista pubblicista, gestisce numerosi siti web. Web Content e Web Designer da 7 anni, appassionato di finanza, tecnologia e criptovalute

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